6.4.12

Zora

L'8 maggio 2011 ho camminato a lungo per L'Aquila. Ho visto. Ho udito solo silenzio.
Su corso Vittorio Emanuele una lunga rete, una delle tante, a limitare l'accesso ai palazzi.
Sulla rete tante frasi (e foto). Eccone alcune:
"Venite a vedere quel caro piccolo disordine sparso un po' ovunque, dettagli di una vita abbandonata in fretta, un attimo prima che si spalancasse l'inferno."

"Dopo aver visto tutto, sbirciato tra le transenne dell'unica strada aperta nel centro (come una ferita) potrete parlare di noi e della nostra città."

"Continuerete a scattare foto pensando che il disastro non vi era sembrato così grande. Fate tutte le foto che volete, ma testimoniate la verità. Date parole a quel poco che hanno potuto vedere i vostri occhi."

"E se qualcuno non vi crederà. Ditegli di venire a L'Aquila. Non abbiamo altre prove a nostro favore."

"Venite a L'Aquila. Venite a vedere cosa fa male all'anima. Venite a vedere le pietre che parlano, sussurrano e gridano. Erano frontoni, architravi, basamenti, capitelli."

"Venite a vedere come debordano dai muri di cinta le piante non potate, le schiere insolenti delle parietarie che avanzano sulle macerie, l'erba davanti i portoni chiusi delle case, tra i ciottoli dei vicoli che nessuno calpesta più."

E ancora sulla rete, ripetuti, fogli plastificati sui quali qualcuno ha trascritto un brano di Italo Calvino, tratto da Le città invisibili. La città di Zora.
Lo ricopio anche io qui, di seguito. Perché mi rimanga impresso, fissato. Tracciati del mio viaggio di oggi.
ANDATE A L'AQUILA.

"Al di là di sei fiumi e tre catene di montagne sorge Zora, città che chi l'ha vista una volta non può più dimenticare. Ma non perché essa lasci come altre città memorabili un'immagine fuor del comune nei ricordi. Zora ha la proprietà di restare nella memoria punto per punto, nella successione delle vie, e delle case lungo le vie, e delle porte e delle finestre nelle case, pur non mostrando in esse bellezze o rarità particolari. Il suo segreto è il modo in cui la vista scorre su figure che si succedono come in una partitura musicale nella quale non si può cambiare o spostare una sola nota. L'uomo che sa a memoria com'è fatta Zora, la notte quando non può dormire immagina di camminare per le sue vie e ricorda l'ordine in cui si succedono l'orologio di rame, la tenda a strisce del barbiere, lo zampillo dai nove schizzi, la torre di vetro dell'astronomo, la edicola del venditore di cocomeri, la statua dell'eremita e del leone, il bagno turco, il caffè all'angolo, la traversa che va al porto. Questa città che non si cancella dalla mente e come un'armatura o un reticolo nelle cui caselle ognuno può disporre le cose che vuole ricordare: nomi di uomini illustri, virtù, numeri, classificazioni vegetali e minerali, date di battaglie, costellazioni, parti del discorso. Tra ogni nozione e ogni punto dell'itinerario potrà stabilire un nesso d'affinità o di contrasto che serva da richiamo istantaneo alla memoria. Cosicché gli uomini più sapienti del mondo sono quelli che sanno a mente Zora.
Ma inutilmente mi sono messo in viaggio per visitare la città: obbligata a restare immobile e uguale a se stessa per esere meglio ricordata, Zora languì, si disfece e scomparve. La Terra l'ha dimenticata."

Andate a L'Aquila.
s.d.t.

http://tracciatidiviaggi.blogspot.it/2011/05/zora.html