6.4.11

2 anni fa



Non ridevo, no... nonostante fossi a Teramo, lontano dall'epicentro. La scossa l'ho sentita e dopo quella, ne ho sentite delle altre... un movimento oscillatorio e ondulatorio che mi scuote ancora adesso, dopo 2 anni dal sisma.
Tutto cancellato, tutto distrutto ...e tutto ancora non ri-costruito.
Di quella casa è rimasta solo la mia stanza, passata a mia sorella... ed è rimasta solo perché qualche anno prima ho chiamato i vigili del fuoco, spinta all'ansia e dal terremoto di San Giuliano...
La vera calamità è l'incuria umana, l'arrivismo, il tarlo del denaro.
Non mi pento di aver fatto rifare il pavimento al padrone di casa, di non essermi fermata al primo no, quando ho chiesto l'esame della statica della casa al Comune, in una zona sismica come L'Aquila, perchè io ho ancora mia sorella e non devo piangerla, lei è ancora con me, com'è giusto che sia...
Uno sguardo verso il cielo agli amici che non ci sono più, alle persone mai conosciute, strappati alla vita senza colpa e senza giustizia.
Una candela accesa per loro e per noi, per vedere meglio quali sono i nostri bisogni, i nostri diritti, la nostra dignità...
Alle 3:32 io non ridevo e non rido tuttora, ma piango e tremo.
Mariangela Celi

Quelli che però è lo stesso (incipit 39)

copertina
Onze
Quelli che però è lo stesso di Silvia Dai Prà, pubblicato da Laterza editori nel 2011.

Sono finita qui a mondare i peccati del mio fallimento. Diploma con sessanta sessantesimi, laurea con centodieci e lode, dottorato di ricerca con borsa vinto a venticinque anni, un anno di studio a Copenhagen, un anno a Parigi, due lingue straniere scritte e parlate, diverse pubblicazioni - e il risultato è stata la mia prima convocazione in provveditorato, una mattina in cui settembre spargeva su Roma una luce ancora estiva, straziante: cinque ore di grida, crisi isteriche, ipotetici complotti, telefonate ai carabinieri e ai sindacati da parte di una massa di precarie pericolosamente vicine alla menopausa, e il ritorno verso la metropolitana con in mano il documento che attesta il mio primo incarico annuale come professoressa, mestiere che sia mia nonna che mia madre erano riuscite a fare con una semplice laurea sul curriculum, dei figli in arrivo, e, attorno, un mondo che considerava quel mestiere già un successo, per una donna.

5.4.11

Il resto è silenzio (incipit 38)

Il resto è silenzio di Chiara Ingrao, pubblicato nel 2007 da Baldini Castoldi Dalai editore.

Beati quelli la cui vita ignora
sapor di pianto. Ché, se ad altri invece
sussulta e trema
sotto la mano d'un iddio la casa...


<<Ma perché te la sei presa in casa? Ma ti rendi conto di cosa vuol dire, una cosa così?>>
Un brandello di conversazione fra tanti, ululato nella finta privacy del cellulare e rimbalzato da schiena a schiena, da nuca a nuca, nel fitto dell'autobus. Di quelli a cui siamo abituati tutti, e nessuno ci fa caso. Solo io. Io che sento una morsa allo stomaco, e sobbalzo. Io che perdo l'equilibrio. Mi gira la testa, e barcollo.

4.4.11

Prove di felicità a Roma Est (incipit 37)

foto Gamma/Contrasto
Prove di felicità a Roma Est di Roan Johnson, pubblicato da Einaudi nel 2010.

I primi giorni di lavoro Samia non l'avevo neanche vista: io aspettavo gli ordini ai forni e lei serviva nella sala della pizzeria, e quando chiudevamo montava sullo scooter dietro Marchino senza guardare nessuno, vestita con dei golfini slargati che le arrivavano fino alle cosce e le coprivano i fianchi.

3.4.11

Il lupo mercante (incipit 36)

foto R. S. Kleboe
Il lupo mercante di Clara Sereni, pubblicato da Rizzoli nel 2007.

C'è un ronzio forte, nell'angolo dove il glicine intreccia uno sopra l'altro i suoi rami. I grappoli di fiori stanno già appassendo, ma il nettare è ancora lì, zuccherino.
Le bambine scelgono con attenzione i fiori ancora integri, ne succhiano occhi chiusi il dolce: appena una punta sulla lingua.
I maschi sono presi da loro giochi, di lotta. Con le guance arrossate, caracollano attorno al gruppo delle femmine, non sopportandone la concentrazione.

2.4.11

Il mare non bagna Napoli (incipit 35)

Il mare non bagna Napoli di Anna Maria Ortese, pubblicato da Einaudi nel 1953. Ora in edizione Adelphi.

<<Ce sta 'o sole... 'o sole!>> canticchiò, quasi sulla soglia del basso, la voce di Peppino Quaglia. <<Lascia fa' a Dio>> rispose dall'interno, umile e vagamente allegra, quella di sua moglie Rosa, che gemeva a letto con i dolori artritici, complicati da una malattia di cuore, e soggiunse, rivolta a sua cognata che si trovava nel gabinetto: <<Sapete che faccio, Nunziata? Più tardi mi alzo e levo i panni dall'acqua>>.
<<Fate come volete, per me è una vera pazzia>>, disse dal bugigattolo la voce asciutta e triste di Nunziata  <<con i dolori che tenete, un giorno di letto in più non vi farebbe male!>>. Un silenzio. <<Dobbiamo mettere dell'altro veleno, mi sono trovato uno scarrafone nella manica, stamattina>>.

1.4.11

Archeologia del presente (incipit 34)

Archeologia del presente di Sebastiano Vassalli, pubblicato da Einaudi nel 2001.

Ho conosciuto Leo e Michela nell'ottobre del 1970, nell'Istituto tecnico industriale <<G. Marconi>> di * * *. Non ricordo in quali circostanze avvenne il nostro primo incontro, e non ricordo nemmeno cosa ci dicemmo. Sicuramente, niente di memorabile. Eravamo tre giovani appena usciti dall'Università, alle prese con la nostra prima esperienza di lavoro: quella, appunto, di insegnanti precari nella scuola pubblica. Leo, laureato in filosofia, era un ragazzone lungo e magro, con la sua barba scura e gli occhiali rotondi di metallo che lo facevano assomigliare a un uccello notturno. Indossava delle giacchette di velluto da filosofo esistenzialista così striminzite che non riusciva nemmeno ad abbottonarle, e delle camicie a fiori che portava aperte sul collo e che soltanto lui (credo) sapeva dove si vendevano.