6.3.11

Ricordi d'arte e prigionia di Topazia Alliata (incipit 9)

in copertina
Donna Ammantata
di R. Guttuso

Ricordi d'arte e prigionia di Topazia Alliata di Toni Maraini, pubblicato nel 2003 da Sellerio editore Palermo.

Il diario tenuto da mia madre, Topazia Alliata, durante il primo anno di prigionia nel campo di concentramento di Tempaku-ryo (Nagoya, Giappone), consiste in un piccolo quaderno a righe di 37 fogli (scritti recto/verso). Vi sono tracciati appunti in forma di rapide, succinte, spesso telegrafiche, annotazioni. Gli appunti sono scritti - fitti, fitti, e in relativo disordine - a matita. La scrittura sembra a tratti scolorire in evanescenze, altre volte lascia segni densi, impastati, come impressi pigiando con forza. Lei ricorda di aver continuato a scrivere sinché le rimase un moncone di matita. La copertina, con scritto 'note book', è verde botttiglia e logorata. Finita la carta, l'ultima annotazione è tracciata all'interno del retrocopertina, ormai quasi staccatasi dal quaderno.

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Ho letto questo libro alcuni anni dopo Isola perduta di Gianni e Orietta Guaita. Per me - figlia di siciliani - è stata interessante ed emozionante la relazione tra questi due libri e la storia della famiglia Alliata.
La pittrice Topazia Alliata è sorella di Orietta Guaita, e madre di Dacia, Toni e Yuki Maraini.
Sullo sfondo Villa Valguarnera a Bagheria. E poi Renato Guttuso, Danilo Dolci, Aldo Capitini, Enzo Sellerio, Elio Vittorini....
SdT

5.3.11

Il gioco dei regni (incipit 8)

Il gioco dei regni di Clara Sereni, pubblicato nel 1993 dal Gruppo Editoriale Giunti. Ora in edizione Rizzoli.

Con il fagotto che le ingombrava le braccia la serva Dalinda restava indietro, impegnata in saluti a parenti e a tanti che conosceva.
Alfonsa entrò in una porticina, salutò e fu salutata, Dalinda la raggiunse con l'involto. Discussero con l'artigiano di tipi modelli e misure, lui mostrò materassi già confezionati e poi le stoffe, perché Alfonsa scegliesse a proprio gusto.
Lei sorrise dentro, riconoscendo sulle cimose il marchio della fabbrica di suo padre, poi esibì la pezza che Dalinda aveva srotolato: appena ruvida, resistente. Per molti materassi, per molti figli.

4.3.11

La ringhiera dei miei vent'anni (incipit 7)

La ringhiera dei miei vent'anni di Bianca Fo Garambois, pubblicato da Giulio Einaudi editore nel 1981.

Il treno che ci portava in città era vecchio, malandato e traballante, con le panche di legno e la locomotiva a vapore.
Partiva alle cinque e dieci dal mio paese sul Lago Maggiore, poi, sbuffando, arrancando, fermandosi a tutte le stazioni, arrivava finalmente a Gallarate.
Qui si cambiava treno ed erano corse affannose per prenderlo per la coda o lunghe attese fra le gelate del mattino.
Cinque ore di viaggio al giorno. Avevo sempre il naso rosso per il raffreddore e un gran sonno: bastava un momento di quiete e mi appisolavo anche in piedi; ma la quiete non c'era quasi mai.
Su quel treno si cantava, si giocava, e qualcuno riusciva anche a studiare.

3.3.11

Storie minime: i prossimi appuntamenti

Per partecipare alla serata in qualità di lettori è indispensabile un solo breve incontro con i curatori, ai quali sottoporre il brano del libro preferito. Si può scegliere liberamente uno dei seguenti appuntamenti, che si terranno in biblioteca TBQ:
- sabato 5 marzo - dalle 15 alle 17
- venerdì 11 marzo - dalle 16 alle 19
- martedì 15 marzo - dalle 16 alle 19
- mercoledì 30 marzo - dalle 15 alle 19
- mercoledì 6 aprile - dalle 16 alle 19
- venerdì 8 aprile - dalle 15 alle 17
- sabato 9 aprile - dalle 12 alle 16
- mercoledì 13 aprile - dalle 16 alle 19
- venerdì 15 aprile - dalle 15 alle 19
- sabato 16 aprile - dalle 12 alle 18
- domenica 17 aprile - dalle 11 alle 17
- martedì 19 aprile - dalle 15 alle 19

inoltre 3 appuntamenti dedicati al laboratorio di prove di scrittura (biblioteca, sala ragazzi):
- martedì 29 marzo - dalle 17 alle 19
- venerdì 8 aprile - dalle 17 alle 19
- sabato 9 aprile - dalle 16 alle 18

Sono incontri liberi, per condividere il piacere delle scrittura ed essere d’aiuto a chi ha voglia di raccontare una storia personale, ma magari non prende in mano carta e penna da un bel po’. Ci sono giochi semplici che si possono fare per avviare una scrittura concisa e incisiva; per circoscrivere un argomento; per mettere nero su bianco i nostri pensieri variegati e fuggevoli.
Ecco, faremo questo. Un po’ un gioco, un po’ un laboratorio, un po’ un modo di stare insieme, un po’ l’occasione di scambiare suggestioni…….

Questo Novecento (incipit 6)

Questo Novecento di Vittorio Foa, pubblicato da Giulio Einaudi editore nel 1996.

Ho vissuto la grande guerra da bambino, ma già consapevole e con una intensa partecipazione. C'era il Nemico, sempre lo stesso, l'Austria, e c'era il patriottismo che dava coraggio e leniva il dolore. Nel mio ricordo il patriottismo era importante. Di famiglia borghese di media cultura, mi sentivo figlio del Risorgimento che vedevo come lotta della nazione italiana per diventare come le altre nazioni e per vivere pacificamente con esse. La nazione era conquista della libertà per i suoi cittadini e per quelli delle altre nazioni. Ed ero ebreo, con una forte memoria famigliare dell'emancipazione del 1848: il mio nonno paterno era nato nel ghetto di Moncalvo Monferrato e vi era vissuto chiuso fino all'età di otto anni. Il mio patriottismo infantile seguiva dunque il mito della nazione come libertà.

2.3.11

Arco di luminara (incipit 5)

in copertina
Giovane donna che cuce
in giardino di B. Morisot
Arco di luminara di Luisa Adorno, pubblicato nel 1990 dall'editore Sellerio di Palermo.

Per tanti anni, quando la casa era piena, quest'odore umile, leggero si spandeva dalla cucina nelle stanze all'ora di cena: è la lattuga che bolle con ampi sbuffi di vapore. Stasera l'ho calata io, poca, per due. Allora non c'era pentola da convento che bastasse a contenerla. Le donne, a seconda dei turni che s'imponevano e che lasciavano ognuna nella convinzione accanita di lavorare di più, la pigiavano con un mestolo, ne crocchiavano le costole, acchiappavano a volo le foglie che tentavano di sfuggire, raccattavano quelle cadute. Pochi minuti e la verdura si afflosciava per ritornare su nel bollore, gonfia come se respirasse. Un altro tocco di mestolo, prolungato, educatore, la rimandava a fondo.

1.3.11

Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio (incipit 4)

illustrazione C. Carrer
Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio di Amara Lakhous, pubblicato nel 2006 dalle edizioni e/o.

Qualche giorno fa, non erano nemmeno le otto di mattina, seduto su un sedile della metropolitana, stropicciandomi gli occhi e lottando contro il sonno a causa di quel risveglio così mattiniero, ho visto una ragazza italiana che divorava una pizza grande come un ombrello. Mi è venuta la nausea e per poco non vomitavo! Grazie a Dio è scesa alla fermata successiva. Davvero una scena insopportabile! La legge dovrebbe punire chi si permette di turbare la tranquillità dei buoni cittadini che vanno al lavoro la mattina e tornano a casa la sera. Il danno provocato da chi mangia pizza in metropolitana supera di molto quello causato dalle sigarette.